Medicina estetica - Peeling
MEDICINA ESTETICA | I RIEMPITIVI O FILLERS | IL BOTULINO

La pelle è un organo in continua evoluzione, dal basso le cellule nascono, si superficializzano e morendo si trasformano in strato corneo, destinato a cadere con la desquamazione. Il peeling accelera questa caduta, detta esfoliazione e, a seconda della sua aggressività, può agire molto superficialmente spazzando via solo le cellule cornee già morte, o via via più in profondità distruggendo gli strati più profondi dell’epidermide, sino al derma papillare o al derma reticolare. I peeling superficiali danno risultati modesti ma comportano rischi contenuti, i profondi possono dare risultati straordinari ma comportano un alto rischio di complicazioni ed esiti indesiderati, pertanto è indispensabile essere molto prudenti con essi.
Il peeling può essere chimico, meccanico o eseguito con l’aiuto del laser.

PEELING CHIMICO
L’effetto di distruzione cellulare è ottenuto applicando sostanze acide sulla pelle. La profondità del peeling dipende da numerosi fattori, quali: il tipo di sostanza utilizzata, la sua concentrazione, il numero delle applicazioni eseguite sulla stessa area, il tempo di posa dell'agente chimico, il tipo di preparazione della pelle fatto nella fase pre-trattamento e le individuali caratteristiche della pelle del paziente. Naturalmente l'esperienza, la competenza e la sensibilità del medico sono condizioni indispensabili per la riuscita della terapia. Il peeling chimico trova la sua indicazione quando la pelle è spessa e grassa, con irregolarità, danneggiata dal sole e dal fumo, con piccola e fine rugosità. Inoltre, può essere d’aiuto in casi di lieve e diffuso aumento della pigmentazione ed in esiti superficiali d’acne.

TRATTAMENTO
Non è molto semplice schematizzare il trattamento del peelig chimico, poiché tutto cambia in base al tipo di sostanza utilizzata, alla sua concentrazione, al numero delle applicazioni eseguite sulla stessa area, al tempo di posa dell'agente chimico, al tipo di preparazione della pelle fatto nella fase pre-trattamento, alle caratteristiche della pelle del paziente ed alla sua individuale sensibilità. Considerando tutte queste variabili, è naturale comprendere che qualsiasi classificazione relativa ai vari tipi di peeling non può essere matematica, poiché con la stessa sostanza possiamo ottenere su un tipo di pelle un risultato superficiale, mentre su di un altro tipo di pelle un peeling medio - profondo. Questa riflessione deve indurci ad essere molto prudenti, perché l’imprevisto è sempre dietro l’angolo ed i rischi aumentano in modo esponenziale quando si cerca di essere più efficaci, esercitando un’azione più profonda.
Vediamo quali sono oggi le sostanze più popolari e come possono essere usate.
L’acido glicolico ha avuto negli ultimi anni una gran popolarità, in parte superiore ai suoi reali meriti. Utilizzato alla concentrazione del 70%, spennellato sul viso e rimosso dopo un minuto circa, agisce dando un peeling superficiale. La sua azione si limita a rimuovere lo strato corneo, levigando lievemente e dando luminosità alla pelle. Non agisce su macchie e rughe, pertanto sperare di ottenere tali risultati agendo in modo più aggressivo vuol dire solo provocare ustioni con i connessi rischi di alterazione della pigmentazione.
L’acido retinoico non è utilizzato di norma da solo, ma entra a far parte, come componente collaterale, in alcune preparazioni, cosi come anche il 5-Fluorouracile. La Soluzione di Jessner, una volta molto popolare, ha un’azione simile all’acido glicolico ed è da alcuni utilizzata come preparazione al peeling eseguito poi con altre sostanze più aggressive. La Resorcina da sola è molto aggressiva così come il Fenolo, che ha avuto in passato, soprattutto negli Stati Uniti, un periodo di gran popolarità. I risultati possono essere anche straordinari, ma solo in soggetti molto chiari di pelle, altrimenti è molto alto il rischio d’avere aree depigmentate. Per tale motivo il suo uso puro è sconsigliato e rientra, con la resorcina, in formulazioni miste.
L’Acido Tricloroacetico (TCA) è una delle sostanze più usate e studiate per eseguire peeling superficiali, di media profondità e peeling profondi. Il protocollo di trattamento del peeling con TCA, anche con l'utilizzo di differenti concentrazioni, è simile. Possono essere utilizzate concentrazioni che variano dal 10 al 25 % per eseguire peeling superficiali, intraepidermici, mentre concentrazioni dal 30 al 40 % sono utilizzate per realizzare peeling che arrivano a livello del derma papillare. L'Acido Tricloroacetico (TCA) può essere utilizzato da solo o in combinazione con altre sostanze, come con la soluzione di Jessner, con l'acido glicolico o in associazione ad una microdermoabrasione meccanica. Ricordiamo ancora una volta che la penetrazione della sostanza peeling è influenzata da numerose variabili, tra le quali il tipo di pelle ed il suo spessore, il metodo d’applicazione della sostanza, la preparazione della pelle al peeling, etc. Un fattore molto importante, per ottenere un risultato soddisfacente, è la corretta valutazione dei differenti spessori cutanei delle varie aree del viso, che necessitano differenti tempi di posa e concentrazioni.

PEELING MECCANICO
Il peeling meccanico è meglio conosciuto come dermoabrasione. Oggi in disuso, veniva eseguita raschiando letteralmente via gli strati cutanei superficiali utilizzando della semplice carta-vetro o dei rulli metallici rugosi che ruotavano su di un motore elettrico. Croste ed arrossamenti post-operatori anche per diversi mesi erano quasi la regola, pertanto queste pratiche sono state soppiantate da altre metodiche più gentili, quali la microdermoabrasione, metodica più gentile ma anche meno efficace. Una macchina soffia ad alta velocità sulla pelle, attraverso un apposito manipolo, una sorta di sabbia costituita da microcristalli. Sempre attraverso lo stesso manipolo la polvere e le cellule cornee grattate via dai cristalli, sono aspirati dalla macchina. L’azione di quest’apparecchiatura, se non esasperata al massimo, è quella di spazzare via lo strato superficiale di cellule morte, dando luminosità alla pelle. E’ un trattamento oggi riservato quasi esclusivamente alle estetiste che lo usano con profitto per preparare il viso prima di applicare altri trattamenti, poiché la penetrazione dei prodotti applicati sulla pelle è favorita dalla riduzione dello spessore di strato corneo.

PEELING CON LASER
Un discorso tutto a parte merita l’argomento laser, perché grande è la confusione al riguardo alimentata da notizie diffuse dalla stampa, spesso dettate da motivazioni prettamente commerciali. Le case produttrici di apparecchiature laser promuovono grandi campagne commerciali, spesso coinvolgendo medici compiacenti. Con questo non voglio dire che è tutto una mistificazione, ma spesso sono enfatizzate, in modo non realistico, le reali capacità terapeutiche di alcune attrezzature.

LASER CO2
La grande diffusione del laser nell’opinione pubblica si è avuto quando il laser CO2 è stato utilizzato per la dermoabrasione, metodica definita “laser resurfacing”. Facciamo un passo indietro e per somme linee cerchiamo di spiegare cosa è un laser. Esso è costituito, in linea generale, da un’apparecchiatura in grado di emettere energia concentrata sotto forma di luce. Noi sappiamo che la luce è composta di colori ed ad ogni colore corrisponde una frequenza. In altre parole, accade esattamente ciò che è per i suoni, in cui la stessa energia se vibra più intensamente dà i suoni acuti, se vibra più lentamente dà i suoni bassi. Cosi l’energia luminosa se vibra con una certa frequenza dà un colore, se cambia frequenza cambia anche il colore. Un fascio d’energia con tutte le vibrazioni mescolate, quindi con tutti i colori, dà la luce bianca. Il laser che utilizza come fonte d’energia l’anidride carbonica, per questo chiamato CO2, emette luce bianca ad alta energia che provoca un enorme ed indiscriminato innalzamento della temperatura nel punto in cui colpisce. Le cellule, riscaldate sino a 500 gradi, evaporano istantaneamente.

LASER-RESURFACING
Il laser CO2 è stato inizialmente utilizzato con successo in chirurgia dermatologica sino a quando, circa dieci-quindici anni, fa si è pensato di usarlo per eliminare lo strato superficiale della pelle. Sotto il nome di laser-resurfacing è diventata una vera moda mondiale, ma poi gli entusiasmi si sono progressivamente raffreddati, perché l’esperienza ha dimostrato che i risultati a lungo periodo non erano in linea con le aspettative. Dopo una decina di giorni con le croste in viso, tre-cinque mesi di rossore diffuso, i vantaggi acquisiti tendono a scomparire in un anno circa. In pratica si è visto che un buon peelig chimico dava risultati sovrapponibili con meno rischi e costi nettamente inferiori.

LASER ERBIUM
Questo tipo di laser ha avuto una discreta popolarità poiché, almeno inizialmente, ha avuto la reputazione di essere potenzialmente meno rischioso di quello CO2. Le successive esperienze hanno dimostrato che così non è.

LASER COLORATI
Sotto quest’improprio termine sono riunite quelle apparecchiature capaci di emettere energia ad una certa frequenza, corrispondente ad un certo colore. Negli anni passati gran successo ha avuto il laser verde ad argon per le sue applicazioni in campo oculistico. Recentemente godono di buona reputazione laser colorati a luce pulsata capaci di cancellare macchie cutanee, intense iperpigmentazioni, couperose, capillari superficiali, cancellare o attenuare sensibilmente tatuaggi non più graditi.